UNI 11719: guida alla gestione della protezione delle vie respiratorie nei luoghi di lavoro
L’entrata in vigore della norma UNI 11719, pubblicata nel novembre 2025, rappresenta un passaggio chiave perché introduce un approccio strutturato e sistematico alla gestione degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie (APVR), superando una visione limitata al semplice utilizzo del dispositivo.
Questa nuova edizione sostituisce la versione del 2018 e si propone come una vera e propria guida operativa per le aziende con l’obiettivo di garantire che la scelta, l’uso, la manutenzione e la formazione legate agli APVR sia coerente con i rischi reali presenti negli ambienti di lavoro.
La UNI 11719 non è una norma facoltativa nel senso comune del termine. L’articolo 79 del D.Lgs. 81/08 richiama infatti l’obbligo di fare riferimento alla norma tecnica più aggiornata disponibile. Questo significa che, a partire dalla sua pubblicazione, la UNI 11719 diventa il riferimento principale per la corretta gestione della protezione delle vie respiratorie.
Un aspetto particolarmente rilevante è l’ampiezza del campo di applicazione. La norma, infatti, si applica a tutti i contesti lavorativi in cui è richiesta la protezione delle vie respiratorie, con poche eccezioni molto specifiche come attività subacquee, ambienti a pressione diversa da quella atmosferica, esposizione a materiali radioattivi o nanoparticelle. In pratica, non riguarda solo scenari complessi come gli spazi confinati o l’uso di autorespiratori, ma anche situazioni apparentemente semplici, come l’impiego di mascherine antipolvere FFP.
Il vero cambio di paradigma introdotto dalla UNI 11719 è il concetto di programma di protezione delle vie respiratorie. Non si parla più soltanto di scegliere una maschera o un filtro, ma di costruire un insieme coordinato di attività che includa attività come la valutazione dei rischi, la scelta del dispositivo più idoneo, le modalità di utilizzo, la manutenzione e lo stoccaggio, la formazione e l’addestramento degli operatori e il monitoraggio nel tempo dell’efficacia delle misure adottate.
Come sempre, tutto ha inizio dalla valutazione dei rischi in quanto la norma richiede un’analisi dettagliata degli agenti presenti (polveri, fumi, vapori, gas), della loro tossicità, delle concentrazioni attese e delle modalità di esposizione e, a questi elementi, affiancare fattori ambientali come temperatura, umidità, presenza di calore o rischio di atmosfere esplosive. Solo partendo da questa analisi è possibile stabilire quale tipologia di APVR utilizzare: filtrante o isolante, una semimaschera o un pieno facciale, e definire il livello di protezione necessario.
Un altro pilastro della UNI 11719 è l’importanza attribuita alla prova di adattabilità, comunemente nota come fit test. La norma ribadisce che non è sufficiente affidarsi al fattore di protezione dichiarato dal produttore: occorre verificare che il dispositivo sia effettivamente adatto al volto dell’operatore. Il fit test consente quindi di accertare che il facciale garantisca una tenuta adeguata e che il livello di protezione atteso sia realmente raggiungibile. In assenza di questa verifica, non è possibile assicurare l’efficacia dell’APVR.
La nuova UNI 11719 non va letta come un adempimento isolato, ma come parte integrante del sistema di prevenzione aziendale e segna un’evoluzione importante nel modo di affrontare la protezione delle vie respiratorie. L’obiettivo non è complicare la gestione della sicurezza, ma renderla più consapevole, strutturata ed efficace. Per le aziende significa investire in organizzazione, formazione e competenze, ma anche ridurre il rischio di esposizioni inefficacemente protette.
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