Cereulide negli alimenti: cos’è, rischi e cosa sta succedendo

Illustrazione microscopica di batteri a forma di bastoncino, dispersi in un ambiente blu, che suggerisce la presenza di microrganismi e contaminazione invisibile, simbolo dell'articolo della business unit food che affronta la tematica della Cereulide negli alimenti: cos’è, rischi e cosa sta succedendo

Negli ultimi anni, l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali si è concentrata sempre più sul cereulide, una tossina prodotta da Bacillus cereus, responsabile di episodi di tossinfezione alimentare anche gravi.

Recenti aggiornamenti scientifici e linee guida — tra cui quelle dell’EFSA — hanno evidenziato la necessità di un controllo più rigoroso di questo rischio, soprattutto negli alimenti pronti al consumo e nei prodotti destinati a categorie vulnerabili come i lattanti.

In questo articolo approfondiamo cos’è il cereulide, quali rischi comporta e cosa sta emergendo a livello globale nella filiera alimentare.

 

Cos’è la cereulide

La cereulide è una tossina prodotta da alcuni ceppi del batterio Bacillus cereus, microrganismo ampiamente diffuso nell’ambiente e facilmente riscontrabile nelle materie prime alimentari.

Si tratta di una tossina:

  • termostabile (resiste ai trattamenti termici) 
  • resistente a pH acidi 
  • non inattivabile con i normali processi di cottura.

Questo significa che, una volta prodotta nell’alimento, non può essere eliminata, rendendo fondamentale la prevenzione a monte.

 

Cereulide e sicurezza alimentare: perché è un rischio emergente

La cereulide è responsabile della cosiddetta forma emetica delle tossinfezioni da Bacillus cereus.

I sintomi più comuni includono nausea e vomito (anche intensi e rapidi), dolori addominali e nei casi più gravi, effetti sul fegato. 
L’immagine mostra un mucchio di riso bianco crudo disposto su un tessuto di juta, accanto a delle spighe di riso essiccate, simbolo dell’articolo del blog della business unit food su Cereulide negli alimenti: cos’è, rischi e cosa sta succedendo Negli ultimi anni, diversi casi segnalati a livello internazionale hanno evidenziato episodi anche severi, soprattutto in presenza di alte concentrazioni della tossina.

Per questo motivo, il cereulide è oggi considerato un rischio microbiologico emergente, con particolare attenzione nei seguenti alimenti:

  • riso e cereali cotti 
  • piatti pronti e alimenti ready to eat (RTE) 
  • prodotti refrigerati conservati a lungo 
  • alimenti per l’infanzia 

 

Cosa sta succedendo nel mondo

A livello globale, si osserva un crescente interesse delle autorità e della comunità scientifica verso il controllo del cereulide.

L’immagine mostra un neonato sdraiato su una superficie morbida mentre viene nutrito con un biberon, simbolo dell’articolo del blog della business unit food su Cereulide negli alimenti: cos’è, rischi e cosa sta succedendo Tra gli sviluppi più rilevanti:

  • aggiornamento delle linee guida EFSA sui livelli di sicurezza legati alla tossina 
  • maggiore attenzione nei controlli ufficiali, in particolare negli alimenti per lattanti 
  • aumento delle segnalazioni di tossinfezioni associate a Bacillus cereus 
  • focus su gestione della temperatura e shelf life nei prodotti ready to eat 

Questi elementi evidenziano come il rischio non sia legato solo alla presenza del batterio, ma soprattutto alla capacità di produrre la tossina in condizioni favorevoli.

 

Come si forma il cereulide negli alimenti

La produzione di cereulide è strettamente legata alle condizioni di conservazione e gestione degli alimenti.

I principali fattori di rischio includono:

  • temperature non controllate (raffreddamento lento o conservazione inadeguata) 
  • interruzione della catena del freddo 
  • tempi di stoccaggio prolungati 
  • contaminazione iniziale della materia prima.

In particolare, alimenti cotti e successivamente raffreddati rappresentano un contesto critico se non gestiti correttamente.

 

Come prevenire il rischio cereulide

Poiché il cereulide non può essere eliminato una volta formato, la prevenzione è l’unica strategia efficace.

Le principali misure includono:

  • Controllo della temperatura: raffreddamento rapido degli alimenti e mantenimento della catena del freddo.
  • Gestione della shelf life: definizione e validazione dei tempi di conservazione, soprattutto per prodotti RTE.
  • Monitoraggio microbiologico: controlli su Bacillus cereus nelle materie prime e nei prodotti finiti.
  • Buone pratiche igieniche: applicazione rigorosa delle procedure di sanificazione e gestione dei processi.
  • Sistema HACCP: identificazione dei punti critici legati alla proliferazione del batterio e alla produzione della tossina.

 

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Un approccio integrato consente di prevenire la formazione della tossina, garantire la conformità normativa e tutelare la sicurezza del consumatore.

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