Capire la Carbon Footprint: cosa significa davvero e perché conta

Immagine che rappresenta la Carbon Footprint con sagome di persone, alberi, bicicletta e turbine eoliche su sfondo verde, simbolo dell’articolo dedicato alla Carbon Footprint e alla sua importanza per la sostenibilità, della business unit EHS

Negli ultimi anni il termine Carbon Footprint è entrato sempre più spesso nel linguaggio comune, ma non sempre il suo significato è davvero chiaro a tutti. Tradotta come “impronta di Carbonio”, la Carbon Footprint indica la quantità totale di gas serra emessi, direttamente o indirettamente, da un individuo, un’organizzazione, un prodotto o un servizio. Queste emissioni vengono solitamente espresse in chilogrammi o tonnellate di CO₂ equivalente, un’unità che tiene conto non solo dell’anidride Carbonica, ma anche di altri gas climalteranti come metano e protossido di azoto.

Icona dell’Obiettivo 13 dell’Agenda 2030 ‘Climate Action’, con rappresentazione stilizzata del pianeta, immagine simbolo dell’impegno per la riduzione della Carbon Footprint e la lotta al cambiamento climaticoIl cambiamento climatico non è un fenomeno astratto o lontano, ma il risultato di milioni di decisioni quotidiane sommate tra loro. Ogni volta che accendiamo il riscaldamento, utilizziamo un mezzo di trasporto, acquistiamo un prodotto o scegliamo cosa mangiare, contribuiamo in qualche misura alle emissioni globali. La Carbon Footprint serve proprio a rendere misurabile questo contributo, trasformando un problema complesso in qualcosa di più concreto e comprensibile.

Dal punto di vista aziendale, la Carbon Footprint, misura l’impatto ambientale delle attività di un’impresa, includendo non solo le emissioni dirette, ma anche quelle legate alla filiera produttiva analizzando le emissioni generate lungo l’intero ciclo di vita di un bene, dall’estrazione delle materie prime al suo riciclo o smaltimento finale.

L’analisi del ciclo di vita è proprio un aspetto centrale del concetto di Carbon Footprint in quanto spesso si tende a considerare solo l’uso finale di un prodotto, dimenticando tutto ciò che avviene prima e dopo. Ad esempio, un dispositivo elettronico non consuma energia solo quando è acceso: la sua impronta comprende anche l’energia impiegata per estrarre i materiali, produrlo, trasportarlo e, infine, smaltirlo o riciclarlo. 

Per le aziende, misurare e gestire la Carbon Footprint è sempre più una leva strategica. Oltre agli obblighi normativi e alle pressioni del mercato, c’è una crescente attenzione da parte dei consumatori verso la sostenibilità. Un’impresa che conosce il proprio impatto ambientale può individuare inefficienze, ottimizzare i processi e comunicare in modo trasparente il proprio impegno. In molti casi, ridurre le emissioni significa anche ridurre i costi e ottimizzare l’efficientamento energetico aziendale attraverso un uso più razionale dell’energia o delle risorse.

Parlare di Carbon Footprint in modo concreto implica basarsi su dati misurabili, metodologie riconosciute e obiettivi concreti. Solo così questo strumento può mantenere la sua credibilità e diventare un vero motore di cambiamento.

Ma perché la Carbon Footprint conta davvero? La risposta è legata agli obiettivi climatici globali. Per limitare l’aumento della temperatura media del pianeta e ridurre gli effetti più gravi del riscaldamento globale, è necessario abbattere drasticamente le emissioni di gas serra. Governi e istituzioni possono stabilire politiche e accordi internazionali, ma senza un cambiamento diffuso nei comportamenti individuali e nelle strategie aziendali, questi obiettivi restano difficili da raggiungere.

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