Gestione delle emissioni odorigene: normativa, valutazione del rischio e strategie di monitoraggio

Ciminiere di un impianto industriale con emissioni diffuse nell’atmosfera, immagine simbolica dell’articolo dedicato alla gestione delle emissioni odorigene, alla valutazione dell’impatto olfattivo, alle strategie di monitoraggio e alla conformità al D.Lgs. 152/2006 e al Decreto MASE n. 309/2023 della business unit EHS

Le emissioni odorigene rappresentano una tematica sempre più rilevante nella gestione ambientale delle attività produttive. Oltre a poter generare disagi per la popolazione, incidono sempre più frequentemente nei procedimenti autorizzativi e richiedono un approccio strutturato alla prevenzione, al monitoraggio e alla gestione. L'evoluzione della normativa nazionale ha infatti introdotto nuovi criteri per valutare l'impatto olfattivo e supportare le aziende nell'adozione delle misure più efficaci.

Il primo riferimento organico è stato introdotto con l'art. 272-bis del D.Lgs. 152/2006, che ha riconosciuto la possibilità di inserire specifiche prescrizioni per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene nell'ambito delle autorizzazioni ambientali e successivamente, il Decreto Direttoriale MASE n. 309/2023 ha definito indirizzi tecnici uniformi per supportare Regioni ed enti competenti nella gestione del fenomeno, raccogliendo e armonizzando le esperienze sviluppate negli anni a livello regionale con l'obiettivo di fornire un riferimento metodologico condiviso sia per le autorità sia per i gestori degli impianti.

Le attività che possono generare un potenziale impatto olfattivo devono valutare le proprie emissioni già nella fase autorizzativa. Il livello di approfondimento richiesto varia in funzione della tipologia di impianto, delle eventuali modifiche apportate al ciclo produttivo, del contesto territoriale e della presenza di segnalazioni di disturbo olfattivo. Per questo il decreto individua tre livelli di analisi, dalla semplice relazione di ricognizione fino alla procedura estesa, così da adeguare la complessità della valutazione alle caratteristiche dell'impianto e del territorio.

Uno degli aspetti più innovativi introdotti dalla normativa riguarda il passaggio dalla sola valutazione delle emissioni alla stima dell'effettivo impatto olfattivo sui recettori presenti sul territorio.
Attraverso modelli di dispersione atmosferica è possibile simulare la diffusione degli odori e confrontare i risultati con specifici criteri di accettabilità, che tengono conto della sensibilità del territorio, della destinazione d'uso delle aree e delle caratteristiche dei recettori. Questo approccio consente di definire eventuali interventi di mitigazione e di supportare le autorità competenti nella definizione delle prescrizioni autorizzative.

Tecnici con giubbotti ad alta visibilità impegnati in attività di rilevazione e monitoraggio ambientale sul territorio, immagine simbolica dell’articolo dedicato alla gestione delle emissioni odorigene, alla valutazione dell’impatto olfattivo e alle strategie di monitoraggio della business unit EHS.La normativa riconosce inoltre diverse tecniche di monitoraggio, ognuna con finalità specifiche. L'olfattometria dinamica consente di caratterizzare le emissioni alla sorgente, mentre la modellistica di dispersione permette di stimarne le ricadute sul territorio. A queste si affiancano metodologie come , basata sull'attività di valutatori addestrati, e gli IOMS (Instrumental Odour Monitoring Systems), i cosiddetti nasi elettronici, che consentono il monitoraggio continuo degli odori e il controllo in tempo reale degli impianti. La scelta della metodologia più adatta dipende dagli obiettivi dello studio e dalle caratteristiche del sito produttivo.

Sempre più aziende adottano un Piano di Gestione degli Odori come strumento operativo per conoscere le proprie sorgenti emissive, programmare i monitoraggi e definire le procedure da seguire in caso di anomalie o segnalazioni. Un piano strutturato permette di migliorare il controllo del processo produttivo, ridurre il rischio di impatti sul territorio e gestire in modo più efficace il rapporto con gli enti di controllo e con la popolazione.

Affrontare il tema con un approccio preventivo, basato su valutazioni tecniche, monitoraggi mirati e strumenti di gestione dedicati, significa non solo garantire la conformità normativa, ma anche ridurre il rischio di contestazioni e migliorare la sostenibilità delle attività produttive nel lungo periodo.


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